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Servizi socio-sanitari territoriali

Reti sociali, professionali e metodologie d'intervento

Servizi socio-sanitari territoriali: reti sociali, professionali e metodologie d’intervento è il decimo ed ultimo evento di un ciclo di incontri curati dallo staff di Psicologia in Tribunale, dal titolo Oltre la Cronaca. Riflessioni su temi di cronaca giudiziaria indagati con la lente dello psicologo.

Maria Cristina Passanante, psicologa giuridica e forense, coordinatrice per l’Associazione PLP – Psicologia Liberi Professionisti del Gruppo di Lavoro nazionale Lo Psicologo Giuridico Forense in Italia, co-ideatrice di PsicologiainTribunale.it, già referente territoriale dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (AIPG), dialoga con Sonia Tinti Barraja, psicologa giuridica e forense, psicoterapeuta, docente a contratto di Scienze e Tecniche Psicologiche, insegnamento di teoria e tecniche dei test (M-PSI/03), corso di studi in Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Università degli Studi di Palermo, didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, CMTF, sede di Palermo, già vice presidente, consigliera e coordinatrice dell’Area Giuridica per l’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, e Maria Garro, psicologa e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo, docente di Psicologia sociale, Psicologia giuridica e Psicologia giuridica e delle Pari opportunità, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche.

Reinserimento sociale e lavorativo: quali competenze e quali cornici devono essere conosciute dagli operatori del settore perché gli interventi risultino efficaci?
Perché è così importante creare una rete di continuità e una comunicazione circolare tra università, territorio, servizi ed enti locali?
Quali sono le voci che nessuno vuole ascoltare e i diritti dei devianti e dei marginali?

Le esperienze che le Relatrici hanno raccolto in questo prezioso manuale, di cui hanno curato l’edizione*, cercano di rispondere a queste e a tante altre domande sulle quali si interrogano, a volte in maniera solitaria, molti operatori che ruotano intorno al mondo della Giustizia. Questa complessa rete di professionisti e organismi che erogano servizi, a tutela dell’individuo e delle famiglie, va dagli operatori sociali (agenti di polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, psicologi, medici) agli operatori dei SERT, dei Centri di Mediazione e dei sistemi di volontariato.
A partire dagli anni ’80, si è assistito ad una rivalutazione delle professioni socio-sanitarie, che ha puntato la lente sulla specificità, insita in ciascuna di queste figure, ma anche sulla possibilità di un intervento globale basato su nuove strategie metodologiche, che comprendano il lavoro in équipe ed una connessione circolare tra aspetti teorici e pragmatici. Fondamentale all’interno di questo processo è il ruolo del professionista, non più visto come puro osservatore esterno, ma come facente parte del sistema di cura.
I servizi di aiuto sono diventati via via sempre di più caratterizzati per la specificità dell’intervento (mediazione, percorso adottivo, spazio neutro, ecc.), al fine di attivare percorsi mirati e specialistici sia rispetto alla tipologia di richiesta che all’utenza. Da qui l’obiettivo di studiare i modelli di interazione, di formazione inter-professionale e inter-istituzionale in rapporto ai problemi con l’utenza (disagio minorile, devianza, famiglie, detenzione) e ai problemi delle istituzioni e degli operatori. Le differenze professionali divengono infatti superabili non soltanto attraverso la formazione, ma anche per mezzo della riflessione e del confronto costruttivo inter-professionale. Lontani dall’autorefenzialità dell’agire.
Il lavoro di chi opera con l’istituzione giuridica, dunque, deve entrare in sinergia con la rete dei diversi sistemi che agiscono per valutare, tutelare, prendere in carico e curare chi, a diverso titolo, necessita di un intervento. In tal senso la sfida tra i diversi operatori è quella di trasformare un provvedimento, che può essere percepito come coercitivo, in un’occasione di cambiamento. Il passaggio tra contesto giuridico e contesto di cura crea una connessione tra un ambito lineare, dicotomico per eccellenza, dove trovano spazio idee come giusto/sbagliato, colpevole/innocente, ad uno circolare che permette, nella transizione da una fase educativa ad una di autoconsapevolezza, la possibilità di fare proprio il cambiamento.

* Maria Garro, Sonia Tinti Barraja (a cura di), Psicodinamica delle reti territoriali e dei servizi socio-sanitari. Famiglie, contesti e metodologie d’intervento, Palermo University Press, 2021


Il contributo per la partecipazione è di € 5,00 da versare direttamente online al momento dell’iscrizione, potendo scegliere tra circuito Paypal (anche per carte di credito) o bonifico bancario.

L’evento è in corso di accreditamento presso il CNF per la formazione continua obbligatoria per gli Avvocati.


La giustizia e la psicologia sono due ambiti disciplinari molto diversi, ma hanno una cosa in comune: si occupano entrambi di storie, storie vere, storie di vita! E le storie, almeno quelle che arrivano nelle aule dei tribunali e negli studi degli psicologi, sono sempre intrise di sofferenza e di dolore. Sono storie di vita che la cronaca giornalistica – moderna forma di narrazione tragica – ci racconta ogni giorno con dovizia di particolari. Attraverso quei racconti ci addentriamo nei pensieri, nei sentimenti, nei risvolti conflittuali e drammatici della vita dei protagonisti. Ma cosa succede oltre la cronaca, quando queste vicende sono fatte oggetto di indagine giuridica ed è necessario ricostruire i fatti e indagarne la complessità? Durante questi incontri, parleremo con scrittori e personalità del mondo giuridico, psicologico e criminologico di cosa accade quando i riflettori si spengono e le persone si trovano a fare i conti con dure realtà.